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DETTAGLI&DETTAGLI

PIER LUIGI SAPORETTI

La mostra
Il titolo della mostra dettagli dettagli racchiude la poetica del fotografo Pier Luigi Saporetti che nel suo lavoro si concentra sulla valorizzazione di quegli elementi della realtà per cosi dire "piccoli rispetto al totalita offerta dal presente, facendoli diventare il punto fermo di costruzione formale dell'immagine Non si tratta di fare un ingrandimento: lo sguardo del fotografo non lavora come un microscopio che Si avvicina all'oggetto trasfigurazione dalla sua natura primaria per entrare nelle trame della materia Tutt'altro. Saporetti non modifica niente della fattualità dell'oggetto, il privilegio dell'artista e vedere le cose in modo diverso, catturarne la diversità con l'obiettivo e offrirle tali e quali, ma con un nuovo senso Funziona cosi per entrambi i cicli di lavori esposti, Gettati e ripresi e La funzione e il segno, che apparentemente sono distanti e discontinui uno rispetto all'altro poiché riprendono soggetti molto diversi, ma che sono connessi in profondità dallo stesso modo di agire, dallo stesso modo di prelevare la realtà poco importa se il primo ciclo pone l'attenzione a tutte quelle cose gettate a terra e prive di ogni significato e il secondo cerca ispirazione nei porti delle nostre coste; poco importa la differenza di "campo scenico: i due cicli di lavori sono accomunati dalla sensibilità del vedere, dal trarre beneficio e bellezza da cio che ci e indifferente e scontato perché sotto gli occhi, sempre. Pier Luigi Saporetti coglie cio che l'osservatore casuale non vede, porta alla luce un particolare facendolo diventare significativo. Il suo lavoro potrebbe essere paragonato a quello di un cercatore d'oro che setaccia il corso del fiume con perizia e attenzione in attesa di trovare la pepita. Le sue pepite sono i dettagli che acquisiscono valore nella nuova identità. In questo modo l'elemento gioca sul piano dei significati uno slittamento che esula della propria natura o funzione per diventare forma; il dettaglio si svincola dal contesto che lo custodisce e attraverso la sua enfatizzazione diventa autonomo, diviene cosa altra, indipendente dal linguaggio della quotidianità e aperto all'interpretazione.

Per questo, attraverso il nuovo codice di lettura, il tappo di una bottiglia a terra non sarà piu un tappo gettato e la superficie della pavimentazione che lo ospita non sarà più solo asfalto o un lastricato di sampietrini, cosi come una boa non sarà più solo un segnalatore galleggiante perche la loro amplificazione visiva li porta ad essere moltiplicatori di significati che man mano cambiano in base allo sguardo dell'osservatore: c'e chi vedra accostamenti formali, linee e intrecci, assonanze cromatiche o piani dell'immagine costruiti su nessi imprevisti Ne La funzione e il segno la quotidianità viene esaltata da una composizione bilanciata, ancorata a un dettaglio, il punctum direbbe Roland Barthes, che spinge la realtà della foto verso il lato emotivo; proprio questa prerogativa compositiva e diventata il perno estetico degli scatti che puntano l'obiettivo su forme, linee, architetture visive create dagli oggetti e dagli attrezzi dei pescatori. In queste fotografie l'essere umano e assente eppure esiste attraverso gli artefatti del lavoro quotidiano (cime, boe, remi, ancore) messi a riposo che, in attesa di un altra giornata in alto mare, si offrono con i propri colori e forme a dare un ordine e una bellezza al presente. In Gettati e ripresi sono i piccoli oggetti buttati per terra e non ne cestini che divengono i protagonisti dell'attenzione del fotografo. Sono pacchetti di sigarette, tappi, biglietti, mozziconi che consentono di creare quel rovesciamento semantico di cui Saporetti e maestro e infatti l'obiettivo li riprende nella casualità in cui sono stati abbandonati restituendo loro la dignità oggettuale che altrimenti non si meriterebbero. Non c'è un messaggio di provocazione in questo lavoro, cosi come è del tutto assente l'intenzione moralizzante rispetto all'educazione, anche se è difficile non leggere anche un implicito monito verso la sensibilizzazione civica, ma clo non deve essere fuorviante rispetto alla poetica produttiva del fotografo la cui azione, per nulla casuale, opera a monte una scelta ben precisa sebbene il dettaglio non vada necessariamente cercato e spesso risulti estraneo alla complessità dell'immagine E in questo frangente che va riconosciuta la preziosità del lavoro di Saporetti e del risultato ottenuto.

La mostra

Il titolo della mostra dettagli dettagli racchiude la poetica del fotografo Pier Luigi Saporetti che nel suo lavoro si concentra sulla valorizzazione di quegli elementi della realtà per cosi dire “piccoli rispetto al totalita offerta dal presente, facendoli diventare il punto fermo di costruzione formale dell’immagine Non si tratta di fare un ingrandimento: lo sguardo del fotografo non lavora come un microscopio che Si avvicina all’oggetto trasfigurazione dalla sua natura primaria per entrare nelle trame della materia Tutt’altro. Saporetti non modifica niente della fattualità dell’oggetto, il privilegio dell’artista e vedere le cose in modo diverso, catturarne la diversità con l’obiettivo e offrirle tali e quali, ma con un nuovo senso Funziona cosi per entrambi i cicli di lavori esposti, Gettati e ripresi e La funzione e il segno, che apparentemente sono distanti e discontinui uno rispetto all’altro poiché riprendono soggetti molto diversi, ma che sono connessi in profondità dallo stesso modo di agire, dallo stesso modo di prelevare la realtà poco importa se il primo ciclo pone l’attenzione a tutte quelle cose gettate a terra e prive di ogni significato e il secondo cerca ispirazione nei porti delle nostre coste; poco importa la differenza di “campo scenico: i due cicli di lavori sono accomunati dalla sensibilità del vedere, dal trarre beneficio e bellezza da cio che ci e indifferente e scontato perché sotto gli occhi, sempre. Pier Luigi Saporetti coglie cio che l’osservatore casuale non vede, porta alla luce un particolare facendolo diventare significativo. Il suo lavoro potrebbe essere paragonato a quello di un cercatore d’oro che setaccia il corso del fiume con perizia e attenzione in attesa di trovare la pepita. Le sue pepite sono i dettagli che acquisiscono valore nella nuova identità. In questo modo l’elemento gioca sul piano dei significati uno slittamento che esula della propria natura o funzione per diventare forma; il dettaglio si svincola dal contesto che lo custodisce e attraverso la sua enfatizzazione diventa autonomo, diviene cosa altra, indipendente dal linguaggio della quotidianità e aperto all’interpretazione.

Per questo, attraverso il nuovo codice di lettura, il tappo di una bottiglia a terra non sarà piu un tappo gettato e la superficie della pavimentazione che lo ospita non sarà più solo asfalto o un lastricato di sampietrini, cosi come una boa non sarà più solo un segnalatore galleggiante perche la loro amplificazione visiva li porta ad essere moltiplicatori di significati che man mano cambiano in base allo sguardo dell’osservatore: c’e chi vedra accostamenti formali, linee e intrecci, assonanze cromatiche o piani dell’immagine costruiti su nessi imprevisti Ne La funzione e il segno la quotidianità viene esaltata da una composizione bilanciata, ancorata a un dettaglio, il punctum direbbe Roland Barthes, che spinge la realtà della foto verso il lato emotivo; proprio questa prerogativa compositiva e diventata il perno estetico degli scatti che puntano l’obiettivo su forme, linee, architetture visive create dagli oggetti e dagli attrezzi dei pescatori. In queste fotografie l’essere umano e assente eppure esiste attraverso gli artefatti del lavoro quotidiano (cime, boe, remi, ancore) messi a riposo che, in attesa di un altra giornata in alto mare, si offrono con i propri colori e forme a dare un ordine e una bellezza al presente. In Gettati e ripresi sono i piccoli oggetti buttati per terra e non ne cestini che divengono i protagonisti dell’attenzione del fotografo. Sono pacchetti di sigarette, tappi, biglietti, mozziconi che consentono di creare quel rovesciamento semantico di cui Saporetti e maestro e infatti l’obiettivo li riprende nella casualità in cui sono stati abbandonati restituendo loro la dignità oggettuale che altrimenti non si meriterebbero. Non c’è un messaggio di provocazione in questo lavoro, cosi come è del tutto assente l’intenzione moralizzante rispetto all’educazione, anche se è difficile non leggere anche un implicito monito verso la sensibilizzazione civica, ma clo non deve essere fuorviante rispetto alla poetica produttiva del fotografo la cui azione, per nulla casuale, opera a monte una scelta ben precisa sebbene il dettaglio non vada necessariamente cercato e spesso risulti estraneo alla complessità dell’immagine E in questo frangente che va riconosciuta la preziosità del lavoro di Saporetti e del risultato ottenuto.

Con la cooperazione di

logo otranto
dettagli&dettagli – Mostra fotografica di Pier Luigi Saporetti
Schermata 2018 08 02 alle 16.23.40

Con la cooperazione di

logo otranto
dettagli&dettagli – Mostra fotografica di Pier Luigi Saporetti
Schermata 2018 08 02 alle 16.23.40

Biglietteria

Parte Superiore | visita autonoma

€10,00

IL TICKET COMPRENDE

  • PIANO TERRA: Otranto nella storia
  • PRIMO PIANO: ‘900 in Italia: Da De Chirico a Fontana – Mostra d’Arte
  • PRIMO PIANO: dettagli&dettagli – Mostra fotografica di Pier Luigi Saporetti
  • SECONDO PIANO: Stanza dell’immaginario otrantino
  • SECONDO PIANO: La Grotta dei Cervi – Museo archeologico
  • SECONDO PIANO: W la pietra a secco – Reportage dedicato ai paesaggi rupestri tipici del Salento
  • TERRAZZA PANORAMICA

Sotterranei | visita guidata

€4,00

IL TICKET COMPRENDE

  • Dotazione di caschetto con luce
  • Guida
  • Audioguida in inglese

Le visite guidate nei sotterranei partono circa ogni ora, ma sono vincolate ad un massimo di partecipanti.